martedì 27 gennaio 2009

Immaginate la ragazza

Immaginate la ragazza di Giovanni Catalano
(Lampi di Stampa, Collana Festival a cura di Valentino Ronchi, 2009).

(…)

Immaginatela che corre
verso la camera e il divano,
l’andatura timida, inesperta.
E che ritorna stretta
nei vestiti mai provati,
regalati dalla madre.














Immaginate la ragazza, certo, ma non solo. Perché qui si tratta di un piccolo calibrato canzoniere, fitto di amori e di visioni ottenute attraverso lenti deformanti - o formanti, a seconda dei punti di vista. Scene, luoghi e personaggi dall’oggi che si ripresentano in una sorta di eterno ritorno ma anche improvvise sortite nell’infanzia e nell’adolescenza, o anticipazioni di un futuro ancora lontanissimo eppure già profetizzabile. Prefazione di Gianluca Chierici e postfazione di Domenico Cipriano.


Note per una guida alla lettura dell'autore

A guidare la raccolta è la suggestione che lo sguardo sia un atto di creazione del mondo. Lo sguardo non è un mezzo di scoperta della realtà ma un puro atto di invenzione. La luce investe le cose, le plasma e le disfa, le ricrea continuamente prima di venire riflessa verso i nostri occhi, che subiscono la stessa sorte. La realtà cambia due volte, con essa l’occhio che la osserva. Come a dire che siamo inconsciamente responsabili di tutto quello che esiste, dentro e fuori di noi, anche di ciò che avviene per caso, solo per esserci svegliati e aver aperto gli occhi. Anche i rapporti interpersonali sono uno scambio osmotico, una reciproca metamorfosi, un goffo tentativo di avvicinamento che spesso ci allontana dall’altro ancora di più.
Anche perché, una volta creato il mondo, abbiamo bisogno di fabbricare delle lenti, dei filtri, degli schemi mentali che ci permettano di muoverci tra le cose, misurarne la distanza, studiarne l’importanza nella nostra vita. Siano queste lenti di ingrandimento, lenti da telescopio, lenti per correggere le nostre miopie, ogni lente a suo modo distorce, deforma, inevitabilmente ci isola, ci divide dal mondo. Tra l’amore e l’attesa dell’amore, tra la morte e la paura della morte, siamo fragili e soli, infelici perché incapaci di accettare i cambiamenti. Eppure abbiamo assistito a lampi di felicità che valgono forse i più densi dolori e le speranze deluse.
Per questo sentiamo di dover intraprendere un viaggio, attraversare città visibili e invisibili, per dirla alla Calvino, alla ricerca dei nomi con cui un giorno potrebbero chiamarci. Ma l’uomo moderno sa anche che c’è un limite ben descritto dal principio di indeterminazione di Heisenberg e da tutta la meccanica quantistica. L’esistenza ha lasciato il posto alla probabilità, passato e futuro sono ugualmente incogniti, mondi possibili e paralleli che si realizzano nella nostra labile memoria e nei sogni, nei libri, negli altri. Il presente invece è privo di durata, la scrittura non riesce a coglierlo, la poesia lo insegue ma giunge sempre un attimo in ritardo insieme alla nostalgia e al dubbio che ci sia stato davvero quel momento. Il poeta sente le contraddizioni a cui è condannato eppure non può fare a meno di cercare un significato, una via d’uscita, di proseguire il viaggio.
E ogni viaggio ha senso solo se prevede un ritorno, qualcuno a cui raccontare di quei luoghi esotici davanti a souvenir e fotografie, qualcuno che ci aspetta dietro i vetri.


Dalla prefazione di Gianluca Chierici:

"... Nei dipinti, nelle linee essenziali dei ricordi, nella materia che si abbandona al futuro, l’occhio rivela le svolte che ci conducono di soglia in soglia, fino alla prossima fioritura. Quasi in una preghiera laica, quadripartita, nel tentativo di vegliare se stessi, all’interno della fabbrica involontaria del divenire, l’uomo e la donna si attraversano per ricordarci cosa stessimo cercando, e ancora cosa avremmo / potuto. "

Dalla postfazione di Domenico Cipriano:

"... La tensione dell’amore, sia essa illusione o realtà, può originarsi in tanti modi, avere innumerevoli spunti a cui riallacciarsi, e qui ci viene raccontata una storia, non tralasciando eventi che trasbordano dal racconto di fondo, ma importanti per capire l’evoluzione o il prodigio che è dentro e fuori di noi, una storia che si costruisce pezzo dopo pezzo, ispirata dall’amore vissuto o immaginario, una storia comune a tutti e miracolosamente unica perché appartenuta a qualcuno di noi, autore o lettore, inventore o protagonista..."

*
Potrei dirvi di quanti
attraversano i binari
per scegliersi il posto migliore.

Per alcuni è nella direzione
del viaggio, con le spalle
alla stazione, per altri è accanto
a una ragazza. La donna riccia
che col collo lungo se chiude
gli occhi si addormenta
e si dimentica.

Il vecchio stempiato
- chi sa chi è stato
a metterlo sul treno -
coi calzini spaiati
uno bianco, uno crema.
Chi non ha il biglietto
finge d’essere straniero.

Ma lo studente lato finestrino,
che evidenzia di giallo
le fotocopie, perché
non si distrae?
Cosa è successo?

Vorrei dirvi d’essere diverso
eppure anch’io non vedo
l’ora di scendere in banchina
per cercare nelle tasche,
spegnere e riaccendere
la sigaretta.


*

La fine del liceo

Nel tallone nudo
di una compagna di classe
che non vedo da dieci anni
rileggevo la fine
del liceo

o l’inizio dell’estate.
Lei saliva sul tram
tenendosi alla sbarra
con la sua mano destra
e l’altra dentro un libro.

Io l’ho guardata da dietro
gli occhiali da sole
ma poi è scesa di corsa
alla prima fermata

come se almeno uno di noi
non fosse mai esistito.


*

Milano

Ho ritrovato la Milano
della pioggia sul naviglio
ed in quella ferita
così lunga,
così profonda

mi sono lavato le mani.

Poco più in là
i canottieri in fila
ci tagliavano la strada.

E mai sapranno
chi eravamo.


*

Eppure ogni tanto ci incontravamo
nei giardini notturni vicino alla fontana
illuminati appena da una finestra.

Qualcosa ci faceva felici
ma non abbastanza da svegliarci.

Qualcuno accendeva altre finestre
e rumoreggiava in bagno o in cucina
ma non c’era mai abbastanza luce
per ricordarci cosa stessimo cercando.

Eppure ogni tanto ci svegliavamo.


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Giovanni Catalano è nato a Palermo nel 1982. Ingegnere elettronico, attualmente vive e lavora a Milano. Questa è la sua opera prima.



http://www.giovannicatalano.it/


5 commenti:

Szandor ha detto...

Che bello,
finalmente!
In attesa della mia copia,
con debito addebito.

Daniel ha detto...

Complimenti Giovanni!
un saluto
daniel

Anna Vancardo ha detto...

..complimenti per i successi personali che sono sicuramente "in progression".. l'orgoglio "tangibile" di tuo padre ci emoziona e ci fa sentire vicini a te.
Anna Vancardo e i colleghi del babbo

silviamonti ha detto...

mi spiace per giovedì 8ero ammalata).
grazie di esserti fatto vivo!

a presto, s.

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)