domenica 13 settembre 2009

Il tempo dei poeti


Omaggio a P.


Per essere poeti,

bisogna avere molto tempo.

Non c’è niente da fare.


Il tempo della strada.

Ad esempio il corpo,

tutto intero.


Non c’è niente di simile

eppure - vedi - deve esistere

(deve realmente esistere,

perché lui esista).


Immaginate

cosa avrei scritto

se invece di restare a dormire

mi fossi alzato

a scrivere la lista

di tutte le cose da fare

e da non fare prima

e dopo di morire.


Non era niente in confronto.

È uscito di casa

un mattino, a digiuno.

Avevano deciso

di farlo fuori.


Mancava ormai da mesi,

dicevano che lui

non fosse più lo stesso.

Che forse l’uccisero.


E a lungo andare

daranno tutto per scontato.

Una sorpresa dietro l’altra.

Ma oggi - guarda -

un ragazzo come ero io

ti ferma e chiede indicazioni.

Non è molto in linea d’aria,

non è molto un uomo

con una gamba sola,

la gola bucata.


Gli passo accanto

e senza guardarlo. Tiro dritto.

Con la forza dell’abitudine,

disperata. Mi distraggo,

poi vedremo. A cose fatte.



Mentre uno parla

e per partito preso

l’altro aspetta di parlare,

l’idea che abbiamo

sempre avuto.


Abbiamo trovato

una pietra da sollevare,

un passaggio al limite.


Apprendere così

a tenere da parte per dopo

tutto questo,

per qualcos’altro.





Inedito, per PaviArt Poetry Festival 2009.

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