Con una gamba sull’altra
sulla poltrona blu che una ragazza
mi aveva appena liberato
per ritornare su, dove c’è campo.
E in fondo aveva tempo
per scrivere la tesi.
Lasciava sempre le frasi
a metà, poi ritornava.
Ed anche nel mio libro
leggevo del suo gatto
che a volte esce di notte
e poi ritorna.
Di sua madre che la chiama
a ora di cena.
da Immaginate la ragazza di Giovanni Catalano
(Lampi di Stampa, Collana Festival a cura di V. Ronchi, 2009).
venerdì 24 luglio 2009
lunedì 20 luglio 2009
Una nota di lettura di Giacomo Cerrai, da Imperfetta Ellisse
Quando si finisce di leggere un libro di poesia, trascurando il fatto che sia un'opera prima e come tale sia pregna di freschezza e umori fecondi e interessanti prospettive ecc., si cerca una nota di fondo persistente, che poi con ogni probabilità è la chiave di lettura del libro stesso. Nel caso del libro di Giovanni Catalano (Immaginate la ragazza, Lampi di stampa 2009) le note di fondo sono diverse. Vediamo...epifanie: la poesia si addensa intorno a nuclei epifanici (piccoli anzi piccolissimi eventi, lacerti di quotidianità, incontri ecc.) in cui qualcosa si manifesta, in modo molto laico naturalmente, niente a che vedere con nessuna manifestazione del sacro, ma piuttosto rivelazioni così come le intende Joyce nel suo Ritratto dell'artista da giovane. E spesso questa epifania è un amore, una ragazza e le interrelazioni con essa, fisiche e spirituali, cosa che ci riporta non casualmente al fatto che i poeti del dolce stil novo chiamassero epifania proprio il manifestarsi femminile, l'apparizione della donna. Questa percezione o nota di fondo non deve tuttavia dare l'idea in partenza che questo libro sia una raccolta rapsodica di impressioni o di occasioni, sebbene a tratti il crepuscolare si affacci brevemente. Sono semmai osservazioni di piccoli snodi o punti critici della vita in cui il poeta individua indizi di significato. Che queste epifanie siano poi evenienze del caso va quasi da sè, in un libro costellato di coincidenze, come nota Gianluca Chierici nella prefazione, ma questi casi non sono mai scambiati per destini anche quando li si chiama così, sono piuttosto intersezioni di traiettorie o collisioni di particelle di vita (mi rifaccio qui alla cultura scientifica di Catalano a cui giustamente fa riferimento Domenico Cipriano nella postfazione), che fissano un presente forse "un attimo in ritardo" e che a volte Giovanni, proprio come scienziato, osserva però un pò freddamente.epifenòmeni (e non solo per assonanza con epifanie!): di pari passo ma molto più interessanti per un poeta come Giovanni sono gli effetti collaterali, gli strascichi, le risultanze non immediate degli eventi ("quello che resta / sono, a volte, le cose / lasciate due a due / nei piatti / come posate"). Se volete rimanere al tema principale del libro potremmo chiamarle le conseguenze dell'amore, rubando il titolo a un bel film. E perfino quelli che potremmo definire "epifenomeni ipotetici", cioè quelli che l'immaginazione creativa del poeta scorge nella meccanica degli eventi ("avresti potuto / lasciar cadere un segnalibro / che quel giorno / avrei raccolto"). Anch'essi concorrono a comporre la griglia dell'osservabile, ma hanno la caratteristica poeticamente preziosissima di essere "suggeritori" di chi scrive e di chi legge, di rientrare in quella area connotativa più tipicamente poetica. Non ci dimentichiamo infatti che di poesia si tratta, cioè una cosa in cui l'esperienza, tutta, anche quella scientifica, alla fine deve essere ricompresa.indeterminismo: Catalano, in una nota a commento del suo stesso lavoro, fa espresso riferimento al principio di indeterminazione di Heisenberg, in un certo senso linea programmatica del libro. "L’esistenza ha lasciato il posto alla probabilità, passato e futuro sono ugualmente incogniti, mondi possibili e paralleli che si realizzano nella nostra labile memoria e nei sogni, nei libri, negli altri. Il presente invece è privo di durata, la scrittura non riesce a coglierlo, la poesia lo insegue ma giunge sempre un attimo in ritardo". Per fortuna la poesia moderna si è accorta indipendentemente da Heisenberg della incapacità di determinare la realtà e soprattutto della difficoltà di osservarla senza modificarla nella nostra percezione e senza esserne in qualche modo osservati. Così che la poesia del novecento è - di fatto e in maniera non programmatica - la poesia della illeggibilità del mondo e delle necessità di riscriverlo, e il lavoro di Giovanni si iscrive a pieno titolo in questa tradizione, compresi certi suoi tratti minimalisti e la voglia di frantumare la realtà in particelle più semplici, più "digeribili", perchè a volte l'ineffabile, l'indicibile è tale che non resta che dirlo nella maniera più semplice possibile, rinunciando un pò alla funzione poetica del linguaggio ("ma tu sei ovunque: / tra i capelli, sulle ciglia, / sotto il bianco delle unghie / e, sai, non posso non amarti") a favore di quella narrativa. Una semplicità, in qualche punto così disarmante da farsi epifenomeno verbale, con cui tuttavia in molti bei testi (soprattutto nella sezione "Il fabbricante di lenti", per me la migliore) Catalano attinge livelli di lirismo disilluso e malinconico, disvela qualche legame segreto, trova metaforicamente soluzione a qualche aporia del vivere, riesce a suonare quella che Paul Auster chiamava la musica del caso.
Giacomo Cerrai
dal suo blog "Imperfetta Ellisse".
Giacomo Cerrai
dal suo blog "Imperfetta Ellisse".
giovedì 9 luglio 2009
Recensione di "Immaginate la ragazza" su http://poetrydream.splinder.com/ (di Antonio Spagnuolo)
Giovanni Catalano : “Immaginate la ragazza” – Ed. Lampi di stampa – 2009 – pagg. 80 - € 10,00 –
Il gioco del falsetto, in un rincorrersi di immagini colorate e di improvvise apparizioni, si offre con garbo per una sorta di gioioso sussurro.
“Davi ordine al mondo/ di chiudere gli occhi/ e in un unico gesto/ sfilavi la blusa./ Allora pensavo:/ devo far presto/ a baciarti sul collo/ prima che un bacio/ significhi altro./ Ma il tuo collo/ è così lungo/ che non smetterei mai/ di baciarlo./ E devo far presto/ prima che cominci/ la spalla o l’orecchio,” (Modigliani – pag. 11).
Non è soltanto lo scherzo che imprigiona parole e significati, ma la metafora che si impone con la sua severa valutazione per quella ricerca che fa della poesia una vera e propria rielaborazione della realtà quotidiana. Qui le “occasioni”, presentate in uno stile molto compatto ed asciutto, in una scrittura del tutto personale ed attenta, sono luminosamente proposte, tra le sensazioni che arricchiscono la vita e colmano il verso di preziosismi gentili e giovanilmente aciduli.
“…Quando hai bevuto/ è nei riflessi dei bicchieri/ vuoti o giunge a tratti,/ se per caso batti gli occhi/ o è in un discorso lontano,/ iniziato e mai concluso,/ in un discorso origliato/ ad un tavolo accanto./ Perché è rimasto quasi tutto/ sul tuo volto/ come se da quella sera/ non avesse più piovuto.” (Saranno passati gli anni, mi dicono – pag. 59)-
Poesia di esordio del ventisettenne ingegnere elettronico che ben conosce già da questa sua prima prova, quasi un canzoniere che si dilata fra l’amore di una prima gioventù e le promesse di un futuro dall’equilibrio instabile, i segreti di una scrittura tutta tesa al “fieri”, fortunatamente senza cadute e senza ripensamenti.
Antonio Spagnuolo
Il gioco del falsetto, in un rincorrersi di immagini colorate e di improvvise apparizioni, si offre con garbo per una sorta di gioioso sussurro.
“Davi ordine al mondo/ di chiudere gli occhi/ e in un unico gesto/ sfilavi la blusa./ Allora pensavo:/ devo far presto/ a baciarti sul collo/ prima che un bacio/ significhi altro./ Ma il tuo collo/ è così lungo/ che non smetterei mai/ di baciarlo./ E devo far presto/ prima che cominci/ la spalla o l’orecchio,” (Modigliani – pag. 11).
Non è soltanto lo scherzo che imprigiona parole e significati, ma la metafora che si impone con la sua severa valutazione per quella ricerca che fa della poesia una vera e propria rielaborazione della realtà quotidiana. Qui le “occasioni”, presentate in uno stile molto compatto ed asciutto, in una scrittura del tutto personale ed attenta, sono luminosamente proposte, tra le sensazioni che arricchiscono la vita e colmano il verso di preziosismi gentili e giovanilmente aciduli.
“…Quando hai bevuto/ è nei riflessi dei bicchieri/ vuoti o giunge a tratti,/ se per caso batti gli occhi/ o è in un discorso lontano,/ iniziato e mai concluso,/ in un discorso origliato/ ad un tavolo accanto./ Perché è rimasto quasi tutto/ sul tuo volto/ come se da quella sera/ non avesse più piovuto.” (Saranno passati gli anni, mi dicono – pag. 59)-
Poesia di esordio del ventisettenne ingegnere elettronico che ben conosce già da questa sua prima prova, quasi un canzoniere che si dilata fra l’amore di una prima gioventù e le promesse di un futuro dall’equilibrio instabile, i segreti di una scrittura tutta tesa al “fieri”, fortunatamente senza cadute e senza ripensamenti.
Antonio Spagnuolo
martedì 7 luglio 2009
Berlino
Le ragazze sedute sull’erba
nel sonno delle fontane,
quelle ragazze dimenticate
coi loro piedi nelle nostre mani
per scavalcare.
da Immaginate la ragazza di Giovanni Catalano
(Lampi di Stampa, Collana Festival a cura di V. Ronchi, 2009).
nel sonno delle fontane,
quelle ragazze dimenticate
coi loro piedi nelle nostre mani
per scavalcare.
da Immaginate la ragazza di Giovanni Catalano
(Lampi di Stampa, Collana Festival a cura di V. Ronchi, 2009).
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