martedì 27 aprile 2010

Le figure della ripetizione

Alle sette del mattino
due cani nati sulla strada
annusano la spazzatura
che la sera prima
aveva preso fuoco.
Poi si scambiano di posto
e si annusano a vicenda.
Ora si tengono a distanza,
la distanza dovuta,
ora quasi si mordono
un orecchio, immobili.
Tutta la faccenda
non durò più di dieci minuti.

Una donna ritira i panni
senza vento e li piega
come fossero carta da regali.
Non porta gli occhiali in pubblico,
la calza bianca da ginnastica,
i pantaloni della tuta
(guarda fuori il giallo
invincibile delle forsythie).

Non è vero,
la sagoma di un uomo
piega cartoni
nel cortile accanto al cassonetto.
L’uomo è solo.

Io avevo appoggiato la bicicletta
nell’intermittenza
delle letture estive
(le ragazze dell’estate
arrivavano per prime
e appoggiavano le biciclette
agli alberi).

Non conoscere quelle ragazze,
quello che rappresentano,
non dimostra niente.
E chi, conoscendole,
scommetterebbe su di loro.
Erano le ragazze consuete
e, a mano, strane biciclette
immaginarie o viceversa.
M’è parso che potessero
chiamarsi con altri nomi.

Si sbrigano a salutarsi
come quando si racconta troppo
spesso la stessa storia
fino a dubitare dei dettagli.
Una di loro parte a gran velocità
diretta verso la collina
ma i fatti non ci porteranno
da nessuna parte.

Il custode mi chiama,
una multa, fa cenno di un pacco
o una busta troppo grande
e già sa che le brutte notizie
arrivano sempre per posta
altrimenti avrebbero telefonato.
Si sa che i documenti
non sono in ordine
oppure manca
una marca da bollo,
una firma, un timbro.
Ci vuole poco per rovinarsi
la giornata.

E adesso, svegliandomi
alla radio, le sette,
la tovaglia a quadri rossi
e bianchi, aspetto
il limone nel tè e l’inutile
equilibrio del cucchiaio
sul bordo della tazza
che non cade

come se tutto questo adesso
stesse succedendo insieme

ma senza sonno.



Giovanni Catalano, inedito (2010)

sabato 17 aprile 2010

Frank O’Hara – Secondo i piani




Francis Russell O'Hara (1926-1966) è stato forse l’epicentro della scuola di New York. Amico dei più grandi esponenti dell’espressionismo astratto, per un lungo periodo lavorò anche al MOMA. Investito da una dune buggy mentre dormiva sulla spiaggia, è morto a soli quarant’anni, lasciandoci alcune tra le pagine più belle della poesia americana di tutti i tempi.


As Planned

After the first glass of vodka
you can accept just about anything
of life even your own mysteriousness
you think it is nice that a box
of matches is purple and brown and is called
La Petite and comes from Sweden
for they are words that you know and that
is all you know words not their feelings
or what they mean and you write because
you know them not because you understand them
because you don't you are stupid and lazy
and will never be great but you do
what you know because what else is there?


Secondo i piani

Dopo il primo bicchiere di vodka
puoi accettare proprio tutto
della vita persino la tua stessa misteriosità
pensi sia bello che una scatola
di fiammiferi sia viola e marrone e si chiami
La petite e venga dalla Svezia
perché sono parole che conosci e questo
è tutto le parole non le sensazioni
o ciò che vogliono dire e scrivi perché
le conosci non perché le capisci
perché non le capisci sei stupido e pigro
e non sarai mai grande ma fai
quello che sai perché cos’altro c’è?



To John Ashbery

I can’t believe there’s not
another world where we will sit
and read new poems to each other
high on a mountain in the wind.
You can be Tu Fu, I’ll be Po Chu-i
and the Monkey Lady’ll be in the moon,
smiling at our ill-fitting heads
as we watch snow settle on a twig.
Or shall we be really gone? this
is not the grass I saw in my youth!
and if the moon, when it rises
tonight, is empty —a bad sign,
meaning ‘You go, like the blossoms.’


A John Ashbery

Non posso credere che non ci sia
un altro mondo in cui staremo
seduti a leggerci a vicenda nuove poesie
in alto su una montagna ventosa.
Puoi essere Tu Fu, io sarò Po Chu-i
e la Donna Scimmia starà sulla luna
a sorridere delle nostre teste sbagliate
quando guardiamo la neve su un ramo.
O ce ne andremo sul serio? Questa
non è l'erba che vedevo da giovane!
E se la luna, quando sorge
stanotte, è vuota – brutto segno,
vuol dire “Ve ne andate, come i fiori”.



THE DAY LADY DIED

It is 12:20 in New York a Friday
three days after Bastille day, yes
it is 1959 and I go get a shoeshine
because I will get off the 4:19 in Easthampton
at 7:15 and then go straight to dinner
and I don’t know the people who will feed me

I walk up the muggy street beginning to sun
and have a hamburger and a malted and buy
an ugly NEW WORLD WRITING to see what the poets
in Ghana are doing these days
I go on to the bank
and Miss Stillwagon (first name Linda I once heard)
doesn’t even look up my balance for once in her life
and in the GOLDEN GRIFFIN I get a little Verlaine
for Patsy with drawings by Bonnard although I do
think of Hesiod, trans. Richmond Lattimore or
Brendan Behan’s new play or Le Balcon or Les Nègres
of Genet, but I don’t, I stick with Verlaine
after practically going to sleep with quandariness

and for Mike I just stroll into the PARK LANE
Liquor Store and ask for a bottle of Strega and
then I go back where I came from to 6th Avenue
and the tobacconist in the Ziegfeld Theatre and
casually ask for a carton of Gauloises and a carton
of Picayunes, and a NEW YORK POST with her face on it

and I am sweating a lot by now and thinking of
leaning on the john door in the 5 SPOT
while she whispered a song along the keyboard
to Mal Waldron and everyone and I stopped breathing



IL GIORNO CHE LA SIGNORA MORÌ

Sono le 12:20 a New York un venerdì
tre giorni dopo il giorno della Bastiglia, si
è il 1959 e vado a farmi dare una lucidata alle scarpe
perché col treno delle 4:19 sarò ad Easthampton
per le 7:15 e poi dritto a cena
anche se non conosco chi mi darà da mangiare

e risalgo la strada afosa ora che il sole comincia a battere
e prendo un hamburger e un latte al malto e compro
un brutto NEW WORLD WRITING per vedere cosa
stanno facendo i poeti in Ghana in questi giorni
vado avanti fino in banca
e Miss Stillwagon (Linda, come una volta l’ho sentita chiamare)
non guarda neanche il mio saldo per una volta nella sua vita
e così alla GOLDEN GRIFFIN prendo un piccolo Verlaine
per Patsy con disegni di Bonnard anche se veramente
penso a Esiodo, trad. Richmond Lattimore o
al nuovo lavoro di Brendan Behan o a Le Balcon o a Les Nègres
di Genet, ma no, resto su Verlaine
dopo che nel dubbio mi sono praticamente addormentato

e per Mike faccio un salto al PARK LANE
Liquor Store per chiedere una bottiglia di Strega e
poi ritorno da dove sono venuto fino alla 6th Avenue
e al tabaccaio dello Ziegfeld Theater
chiedo distratto una stecca di Gauloises e una stecca
di Picayunes e il NEW YORK POST con la sua faccia in prima pagina

e adesso sto sudando sul serio e penso a quando
mi appoggiavo alla porta del bagno al 5 SPOT
e lei sussurrava una canzone con Mal Waldron
alla tastiera e tutti, io compreso, abbiamo smesso di respirare





(*) THE DAY LADY DIED, nasconde al rovescio “LADY DAY”, nome con cui era anche nota Billie Holiday.



Traduzione di Giovanni Catalano.

martedì 6 aprile 2010

Stonehenge



Vanno a Stonehenge
che è la vecchia Lourdes.

Forse solo uno di loro.

Sai, è la prima volta
che vedo due muti litigare
col loro codice di gesti.

Così vicini, seduti sulle pietre,
che per un momento pensai
- devo essere diventato sordo -
per la paura.

E allora non è colpa
delle parole.




Da Immaginate la ragazza (Lampi di Stampa, Collana Festival a cura di V. Ronchi, 2009).

giovedì 1 aprile 2010

Giovedì 15 aprile - "Immaginate la ragazza" e "Futuro Semplice"

Ci vediamo Giovedì 15 aprile al SUD (via Corsico, 5 - Milano) per presentare Immaginate la ragazza (Giovanni Catalano, Lampi di Stampa, 2009) e Futuro semplice (Gianni Montieri, LietoColle, 2010).