Con il tramonto negli occhi,
gli occhiali scuri
quando torniamo in auto
dall’aeroporto di Punta Raisi
e all’altezza di Capaci
smettiamo all’improvviso
di chiamare le cose
coi loro nomi
osserviamo i lunghi monumenti,
le gallerie, i guardrail.
L’odore che non dura
della macchina nuova,
questo paesaggio
che fa di me un bugiardo.
Allora penso ai morti.
Che la mia morte
sarà comunque diversa
o che siamo felici
e anche per questo
non possiamo essere felici.
Perchè lo so, vediamo
che è un giorno buono.
Siamo qui
ma sono io, sei tu
e oggi, domani dico
non avremo giorni migliori.
Giovanni Catalano, inedito (2010)
domenica 23 maggio 2010
sabato 22 maggio 2010
La poesia e lo spirito
Su La poesia e lo spirito potete leggere una selezione di testi tratti da Immaginate la ragazza.
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/05/22/da-immaginate-la-ragazza-di-giovanni-catalano/
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/05/22/da-immaginate-la-ragazza-di-giovanni-catalano/
mercoledì 12 maggio 2010
I cantieri
Una piccola scossa,
una vibrazione
è il segnale
che ti stai riaddormentando.
Io non ho sonno
e penso
a cosa faremo domani
o a come farci
piacere
le vite degli altri.
Basta poco
che l’esperimento fallisca:
un sogno, un dolore.
La sveglia
che non suona.
Allora, resto a guardarti
come si guardano i cantieri.
Perché è nel sonno
che si costruiscono le case,
i ricordi si fissano.
Noi no,
se gli altri avranno
una distrazione, noi
dobbiamo sempre
dimostrare
di poter essere di più
di quelle città
distrutte dal terremoto.
Giovanni Catalano, inedito (2010)
una vibrazione
è il segnale
che ti stai riaddormentando.
Io non ho sonno
e penso
a cosa faremo domani
o a come farci
piacere
le vite degli altri.
Basta poco
che l’esperimento fallisca:
un sogno, un dolore.
La sveglia
che non suona.
Allora, resto a guardarti
come si guardano i cantieri.
Perché è nel sonno
che si costruiscono le case,
i ricordi si fissano.
Noi no,
se gli altri avranno
una distrazione, noi
dobbiamo sempre
dimostrare
di poter essere di più
di quelle città
distrutte dal terremoto.
Giovanni Catalano, inedito (2010)
giovedì 6 maggio 2010
Rae Armantrout - Due, tre
Rae Armantrout (1947 -) è la poetessa americana che quest’anno ha vinto il premio Pulitzer. È stata senza dubbio una delle voci più interessanti del fenomeno “L=A=N=G=U=A=G=E poets”, movimento che prendendo il nome della rivista omonima è emerso tra gli anni ‘60 e ’70, portando avanti un discorso iniziato con Gertrude Stein e Louis Zufofsky, poi praticato dai New American Poets. Propongo un testo in cui è evidente l’enfasi anti-lirica e auto-referenziale che rende affascinante una poesia che a prima vista sembrerebbe contenuta ma che poi finisce col travolgere il lettore, trascinandolo al fondo della sua vertigine.

Two, Three
Sad, fat boy in pirate hat.
Long, old, dented,
copper-colored Ford.
How many traits
must a thing have
in order to be singular?
(Echo persuades us
everything we say
has been said at least once
before.)
Two plump, bald men
in gray tee-shirts
and tan shorts
are walking a small bulldog –
followed by the eyes
of an invisible third person.
The Trinity was born
from what we know
of the bitter
symbiosis of couples.
Can we reduce echo’s sadness
by synchronizing our speeches?
Is it the beginning or end
of real love
when we pity a person
because, in him,
we see ourselves?
Due, tre
Ragazzo grasso, triste con un cappello da pirata.
Lunga, vecchia Ford
ammaccata, color rame.
Quante caratteristiche
deve avere una cosa
per essere singolare?
(L’eco ci persuade
che tutto ciò che diciamo
è stato già detto almeno una volta
prima.)
Due uomini calvi, quasi grassi
in maglietta grigia
e pantaloni corti marroni
portano a spasso un piccolo bulldog –
seguiti dagli occhi
di un’invisibile terza persona.
La Trinità è nata
da quel che sappiamo
dell’amara
simbiosi delle coppie.
Possiamo ridurre la tristezza dell’eco
sincronizzando ogni parola?
È l’inizio o la fine
d’un vero amore
quando abbiamo pietà d’una persona
perché, in lei,
ci riconosciamo?

Two, Three
Sad, fat boy in pirate hat.
Long, old, dented,
copper-colored Ford.
How many traits
must a thing have
in order to be singular?
(Echo persuades us
everything we say
has been said at least once
before.)
Two plump, bald men
in gray tee-shirts
and tan shorts
are walking a small bulldog –
followed by the eyes
of an invisible third person.
The Trinity was born
from what we know
of the bitter
symbiosis of couples.
Can we reduce echo’s sadness
by synchronizing our speeches?
Is it the beginning or end
of real love
when we pity a person
because, in him,
we see ourselves?
Due, tre
Ragazzo grasso, triste con un cappello da pirata.
Lunga, vecchia Ford
ammaccata, color rame.
Quante caratteristiche
deve avere una cosa
per essere singolare?
(L’eco ci persuade
che tutto ciò che diciamo
è stato già detto almeno una volta
prima.)
Due uomini calvi, quasi grassi
in maglietta grigia
e pantaloni corti marroni
portano a spasso un piccolo bulldog –
seguiti dagli occhi
di un’invisibile terza persona.
La Trinità è nata
da quel che sappiamo
dell’amara
simbiosi delle coppie.
Possiamo ridurre la tristezza dell’eco
sincronizzando ogni parola?
È l’inizio o la fine
d’un vero amore
quando abbiamo pietà d’una persona
perché, in lei,
ci riconosciamo?
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