lunedì 30 agosto 2010

La nave di Teseo




Non uscirai dalla mia vita.

Deve essere una mania
come i trenini elettrici
e i pesci tropicali
se per finire questo libro
non avrò bisogno di te.

Lo sai, il più delle volte
scrivevo la sera
ed era come versare la birra
nei bicchieri
inclinati, senza schiuma.
Non è la stessa cosa.

Se non altro, adesso,
con la stessa pazienza
di chi colloca i pezzi
sulla scacchiera
rimetto a posto i piatti.
E penso al lavoro
che abbiamo scelto.
Penso a domani.

Chi lavora
deve sempre sperare
che ci sia un giorno di ferie
per finire un libro
perché non può finire così
in pausa pranzo
o la notte

quando ti rimetti a letto
o ti alzi.

E un nuovo nodo
sembra un discorso da calzolai,
di stringhe, di mani sporche
di colla e piccoli chiodi
sotto le suole.

Deve essere un disordine,
una compulsione,
come oscillare nervosamente
un piede, tamburellare
con la punta delle dita.

Un’ossessione
questa di scendere e salire,
controllare di continuo
d’aver chiuso a chiave,
la certezza di aprire e chiudere
di nuovo.

O lavarsi sempre le mani,
conservare tutto e di tutto
fare sempre una copia:
delle lettere mai spedite,
dei certificati, i fax di inizio
malattia, le ricevute del taxi.

E a maggior ragione
se ognuno di noi è un voto,
una causa, un giuramento.

Ci sono scrittori
che per tutta la vita
hanno scritto un solo libro
sugli storioni del Po
o del fiume Oreto.

Credevano
in ciò che scrivono e questo
li rende meno pericolosi.
Io personalmente preferisco
stare con un piede dentro
e uno fuori.

Leggere a mente.

Non c’entra la voce,
potrei leggere anche solo
con le dita
se i nomi avessero
un rilievo come sulle cassette
postali o sulle targhe
automobilistiche.

Perchè vai ai reading, allora?
Uno scrittore non dovrebbe
interpretare, è il regista
non l’attore.

Ma a forza di guardare
ognuno vede nelle nuvole
ciò che vorrebbe vedere,
sente ciò che vuole
sentirsi dire.

Anche se il segno
che lasciamo è arbitrario
il n'y a pas de hors-texte
mi dici - non c’è lettura
che non produca scrittura e viceversa
io lo dico a te
come se fosse la prima volta
che leggi i Lunch Poems
di Frank O’Hara.

Io leggo perché scrivo
ma tu? What are you reading
for?
Deve essere un’ossessione
com’era per i collezionisti
di francobolli
ma ha anche a che fare
con il futuro, con la capacità
di ascoltare.

Come nella danza moderna
l’importante è andare a tempo.
Come nel nuoto
sincronizziamo respiro e bracciata,
fino ad entrare in risonanza.
C’è un momento in cui
i guadagni compensano le perdite.

Ma è solo un modo
per nascondersi.

Lo sai, si dà a certa poesia
un peso e uno spessore
che altrimenti non avrebbe
e in questo c’è
deve esserci - credo
una contraddizione
continua.

Non è poesia contemporanea,
né può essere attuale
al massimo precede la realtà,
la rende impraticabile.

Prima si immagina
una ragazza
e poi si incontra
sul serio
con quel taglio,
al mare in quel giorno
di luglio, lo stesso
nome che le avevamo dato
anni prima di conoscerla,
di nascosto.

O ti dimentichi di qualcuno
come nelle lettere dei suicidi,
dimentichi qualcosa e tutto cambia.
Come quando gli eserciti
rompono il passo
quando attraversano i ponti
o i pellegrini
in cima alla scalinata
smettono all’improvviso di pregare.
Cosa chiedevano, cosa hanno
ottenuto?

Non c’è vento.

Gli amici chiamano
per dirti che stasera non escono.

Non esce nessuno.





Inedito, da "L'amico di Wigner".

lunedì 23 agosto 2010

Kenneth Koch - Tre poesie


Insieme a Daniele Gennaro, presentiamo tre poesie di Kenneth Koch.
Un ringraziamento speciale va a Riccardo Duranti per i suoi sempre importanti suggerimenti e preziosi incoraggiamenti nel corso di queste traduzioni.




Un treno può nasconderne un altro

(cartello di un passaggio a livello in Kenya)

In una poesia, un verso può nasconderne un altro,
come a un passaggio a livello, un treno può nascondere un altro treno.
Ovvero, se aspetti per attraversare
i binari, aspetta un momento
almeno dopo che il primo treno è passato. E così quando leggi
aspetta di aver letto il verso successivo--
dopo di che puoi andare avanti con la lettura.
In una famiglia una sorella può nasconderne un’altra.
Così, quando le fai la corte, è meglio averle entrambe sott’occhio
altrimenti vieni a trovarne una, ma potresti innamorarti dell’altra.
Un padre o un fratello possono nascondere l’uomo,
se sei una donna, che stavi aspettando di amare.
Così davanti a qualcosa c’è sempre dell’altro
come le parole stanno davanti agli oggetti, ai sentimenti e alle idee.
Un desiderio può nasconderne un altro. E la reputazione di una persona può nascondere
la reputazione di un’altra persona. Un cane può nascondere l’altro
Su un prato, così se scappi dal primo non è detto che tu sia al sicuro;
Un lillà può nascondere l’altro e poi tanti altri lillà e sull’Appia
Antica una tomba
può nascondere un certo numero di altre tombe. In amore, un rimprovero può nasconderne un altro,
una piccola lamentela può nasconderne una più grande.
Un’ingiustizia può nascondere l’altra -- un coloniale può nasconderne un altro,
Una vistosa uniforme rossa un’altra e un’altra ancora, un’intera fila. Un bagno
può nascondere un altro bagno
come quando, dopo il bagno, si esce sotto la pioggia.
Un’idea può nasconderne un’altra: la vita è semplice
nasconde la vita è incredibilmente complessa, come nella prosa di Gertrude Stein
una frase nasconde l’altra ed è pure un’altra frase. E in laboratorio
un’invenzione può nascondere un’altra invenzione,
una sera può nasconderne un’altra, un’ombra, un nido di ombre.
Una d’un rosso scuro o una blu o una viola -- questo è un quadro
di qualcuno che copia Matisse. Uno aspetta ai binari che passino,
questi doppi nascosti o, talvolta, queste somiglianze. Un gemello identico
può nascondere l’altro. E possono essercene dentro anche di più! L’ostetrica
fissa la Valle del Var. Vivevamo lì, io e mia moglie, ma
una vita ha nascosto un’altra vita. E adesso lei se ne è andata e io sono qui.
Una moglie vivace nasconde una figlia goffa. La figlia a sua volta
nasconde la propria figlia vivace. Sono in
una stazione ferroviaria e la figlia tiene una borsa
più grande della borsa della madre e riesce a nasconderla.
Offrendosi di prendere la borsa della figlia ci si ritrova ad affrontare
quella della madre
e si deve portare, anche quella. Così un autostoppista
può deliberatamente nascondere l’altro e anche una tazza di caffè
un’altra, finché uno si innervosisce. Un amore può nascondere un altro amore
o lo stesso amore
come quando “Ti amo” all’improvviso suona falso e si scopre
che l’amore migliore è rimasto dietro, come quando “Sono pieno di dubbi”
nasconde “Sono certo di qualcosa ed è che”
e anche un sogno può nasconderne un altro come è noto, da sempre. Nel
Giardino dell’Eden
Adamo ed Eva possono nascondere i veri Adamo ed Eva.
Gerusalemme può nascondere un’altra Gerusalemme.
Quando arrivi a qualcosa, fermati per lasciarla passare
così puoi vedere cos’altro c’è. A casa, non importa dove,
anche i binari interni rappresentano un pericolo: un ricordo
di certo ne nasconde un altro, dal momento che il ricordo è proprio questo,
l’eterna successione inversa delle entità contemplate. Leggendo
Un viaggio sentimentale guardati attorno
quando hai finito, cerca Tristram Shandy, per vedere
se sta lì, dovrebbe esserci, e anche migliore
e più profondo e fino a quel momento nascosto come Santa Maria Maggiore
può essere nascosta da altre chiese simili a Roma. Un marciapiede
può nasconderne un altro, come quando ti ci addormenti e
una canzone nasconde un’altra canzone; un martellio al piano di sopra
nasconde il battito dei tamburi. Un amico può nasconderne un altro, ti siedi ai
piedi di un albero
con uno e quando ti alzi per andartene ce n’è un altro
con cui avresti preferito stare a parlare. Un insegnante,
un dottore, un’estasi, una malattia, una donna, un uomo
possono nasconderne altri. Fa’ una pausa per lasciar passare il primo.
Tu pensi, Adesso è sicuro attraversare e vieni colpito dal successivo. Può
essere importante
aver atteso almeno un momento per vedere cos’era già lì.

(trad. di G.C.)



One Train May Hide Another

(sign at a railroad crossing in Kenya)

In a poem, one line may hide another line,
As at a crossing, one train may hide another train.
That is, if you are waiting to cross
The tracks, wait to do it for one moment at
Least after the first train is gone. And so when you read
Wait until you have read the next line--
Then it is safe to go on reading.
In a family one sister may conceal another,
So, when you are courting, it's best to have them all in view
Otherwise in coming to find one you may love another.
One father or one brother may hide the man,
If you are a woman, whom you have been waiting to love.
So always standing in front of something the other
As words stand in front of objects, feelings, and ideas.
One wish may hide another. And one person's reputation may hide
The reputation of another. One dog may conceal another
On a lawn, so if you escape the first one you're not necessarily safe;
One lilac may hide another and then a lot of lilacs and on the Appia
Antica one tomb
May hide a number of other tombs. In love, one reproach may hide another,
One small complaint may hide a great one.
One injustice may hide another--one colonial may hide another,
One blaring red uniform another, and another, a whole column. One bath
may hide another bath
As when, after bathing, one walks out into the rain.
One idea may hide another: Life is simple
Hide Life is incredibly complex, as in the prose of Gertrude Stein
One sentence hides another and is another as well. And in the laboratory
One invention may hide another invention,
One evening may hide another, one shadow, a nest of shadows.
One dark red, or one blue, or one purple--this is a painting
By someone after Matisse. One waits at the tracks until they pass,
These hidden doubles or, sometimes, likenesses. One identical twin
May hide the other. And there may be even more in there! The obstetrician
Gazes at the Valley of the Var. We used to live there, my wife and I, but
One life hid another life. And now she is gone and I am here.
A vivacious mother hides a gawky daughter. The daughter hides
Her own vivacious daughter in turn. They are in
A railway station and the daughter is holding a bag
Bigger than her mother's bag and successfully hides it.
In offering to pick up the daughter's bag one finds oneself confronted by
the mother's
And has to carry that one, too. So one hitchhiker
May deliberately hide another and one cup of coffee
Another, too, until one is over-excited. One love may hide another love
or the same love
As when "I love you" suddenly rings false and one discovers
The better love lingering behind, as when "I'm full of doubts"
Hides "I'm certain about something and it is that"
And one dream may hide another as is well known, always, too. In the
Garden of Eden
Adam and Eve may hide the real Adam and Eve.
Jerusalem may hide another Jerusalem.
When you come to something, stop to let it pass
So you can see what else is there. At home, no matter where,
Internal tracks pose dangers, too: one memory
Certainly hides another, that being what memory is all about,
The eternal reverse succession of contemplated entities. Reading
A Sentimental Journey look around
When you have finished, for Tristram Shandy, to see
If it is standing there, it should be, stronger
And more profound and theretofore hidden as Santa Maria Maggiore
May be hidden by similar churches inside Rome. One sidewalk
May hide another, as when you're asleep there, and
One song hide another song; a pounding upstairs
Hide the beating of drums. One friend may hide another, you sit at the
foot of a tree
With one and when you get up to leave there is another
Whom you'd have preferred to talk to all along. One teacher,
One doctor, one ecstasy, one illness, one woman, one man
May hide another. Pause to let the first one pass.
You think, Now it is safe to cross and you are hit by the next one. It
can be important
To have waited at least a moment to see what was already there.






Paradiso

Non c’è modo di non emozionarsi
quando ciò da cui sei stato deluso solleva la testa
dalle braccia e sembra volerti parlare di nuovo.
Dimentichi casa e famiglia
e ti avvii a piedi o in automobile
e vai dove tu credi questa forma di realtà
possa abitare. Non trovandola lì, rifiuti
qualsiasi ulteriore contatto
finché ritorni cercando di dimenticare
l’unica cosa che ti smuove (pare) e che ti ha dato quello che per sempre
avrai
però forma di disillusione.
Eppure, spesso, guardando verso l'orizzonte
laggiù- ostile a te?- c’è quel qualcosa che non hai mai trovato
e che, senza quelli che sono venuti prima di te, non saresti mai
riuscito a immaginare.
Come hai potuto pensare che ci fosse una persona che avrebbe potuto farti
felice e che la felicità non fosse l’accidentato
fenomeno che hai conosciuto? Perché continui a credere in questa
realtà così dipende tanto dal tempo che le è concesso
che ha meno a che fare con l’esilio degli anni che hai
che da ogni altra cosa della vita prometta di lasciarti fare?

(trad. di D.G.)



Paradiso

There is no way not to be excited
When what you have been disillusioned by raises its head
From its arms and seems to want to talk to you again.
You forget home and family
And set off on foot or in your automobile
And go to where you believe this form of reality
May dwell. Not finding it there, you refuse
Any further contact
Until you are back again trying to forget
The only thing that moved you (it seems) and gave what you forever will
have
But in the form of a disillusion.
Yet often, looking toward the horizon
There—inimical to you?—is that something you have never found
And that, without those who came before you, you could never have
imagined.
How could you have thought there was one person who could make you
Happy and that happiness was not the uneven
Phenomenon you have known it to be? Why do you keep believing in this
Reality so dependent on the time allowed it
That it has less to do with your exile from the age you are
Than from everything else life promised that you could do?






Parlando a diverse persone contemporaneamente

Avete contribuito a tenermi insieme.
Mi piacerebbe che voi foste ancora qui.
Smettetela di parlare o di fare qualsiasi altra cosa per un minuto.
Anzi, per favore, per tre, magari, cinque minuti.
Ditemi che sentiero prendere oltre la collina.
C'è un ponte lì? Vorrò compagnia?
Raccontatemi dei vecchi che hanno costruito il ponte.
Che cosa è "l'economia giapponese"?
Dove avete nascosto le fatture del medico?
Quanto vi ammiro!
Potete aiutarmi a buttare via tutto?
Posso aiutarvi a buttare tutto?
Avete finito con questa cosa?
Chi è il venditore di auto?
Il baldacchino che avevamo fatto per il cane.
Ho bisogno di qualche abbraccio senza fine.
Il mare non è mica tanto lontano.
Sei venuto a ovest con questo tempo?
Sono stato seduto in casa scalzo.
Stai portando una croce!
Quella panchina, guarda! Là sotto che bei cucciolini!
Potrei avere un bicchierino di scotch?
Immagino volessi fare impressione su di voi.
Sta nevicando.
L'uomo Revlon è venuto da oltremare.
Questo fracasso è fastidioso.
Non volevamo che il bambino venisse qui per via del falco.
Cosa stai leggendo?
Con quale stile vorresti che l’umidità si spiegasse?
Mi dà un po’ fastidio, ma non molto. Puoi fumare un sigaro.
Genuinità è una parola che non ho mai usato.
Hai visto, che gonna corta! Hai mica una macchina fotografica?
La luna è un mollusco.
Non posso parlare a molte persone. Mi mangiano vivo.
Ad ogni modo, chi sei?
Voglio guardarti tutto il giorno, perché sei mia.
Ti andrebbe di fare un salto al Pizza Hut?
Grazie d’avermi detto il tuo segno.
Questo sole mi riempie di gioia!
La tartaruga avanza ma l'aragosta resta indietro. Il silenzio ha vinto la partita!
Beh, accidenti a te e al termometro!
Non voglio chiedere al medico.
Non sapevo cosa intendevi quando hai detto questo.
Sta arrivando il freddo, ma mi sento terribilmente pigro.
Se vuoi possiamo andare là
dove c'è un po’ più di luce.

(trad. di D.G.)



To Various Persons Talked To All At Once

You have helped hold me together.
I'd like you to be still.
Stop talking or doing anything else for a minute.
No. Please. For three minutes, maybe five minutes.
Tell me which walk to take over the hill.
Is there a bridge there? Will I want company?
Tell me about the old people who built the bridge.
What is "the Japanese economy"?
Where did you hide the doctor's bills?
How much I admire you!
Can you help me to take this off?
May I help you to take that off?
Are you finished with this item?
Who is the car salesman?
The canopy we had made for the dog.
I need some endless embracing.
The ocean's not really very far.
Did you come west in this weather?
I've been sitting at home with my shoes off.
You're wearing a cross!
That bench, look! Under it are some puppies!
Could I have just one little shot of Scotch?
I suppose I wanted to impress you.
It's snowing.
The Revlon Man has come from across the sea.
This racket is annoying.
We didn't want the baby to come here because of the hawk.
What are you reading?
In what style would you like the humidity to explain?
I care, but not much. You can smoke a cigar.
Genuineness isn't a word I'd ever use.
Say, what a short skirt! Do you have a camera?
The moon is a shellfish.
I can't talk to most people. They eat me alive.
Who are you, anyway?
I want to look at you all day long, because you are mine.
Might you crave a little visit to the Pizza Hut?
Thank you for telling me your sign.
I'm filled with joy by this sun!
The turtle is advancing but the lobster stays behind. Silence has won the game!
Well, just damn you and the thermometer!
I don't want to ask the doctor.
I didn't know what you meant when you said that to me.
It's getting cold, but I am feeling awfully lazy.
If you want to we can go over there
Where there's a little more light.

L’effetto Lombard

Che è l’effetto di iniziare
automaticamente a parlare
a voce più alta e in modo
più accurato se i rumori
ambientali crescono.

Batto una mano
sul tavolo e non so se è questo
il rumore che fa il legno,
il rumore della mano.

È esperienza comune
che al tavolo
di un ristorante i primi
dialoghino in toni moderati.

Un vocio che è una manifestazione
tremante di sé, un annuncio.

Come se il tuo corpo - essere qui
e non altrove, non è questo
che fa di un corpo
un corpo? - non finisse dove inizia
il corpo degli altri, la loro voce.

E man mano che il locale
si affolla, si allunga
la coda - il brusio
continua a crescere di livello
per cui chi insiste
se prima parlava a molti
è costretto a parlare all’orecchio
di pochi e a voce sempre
più elevata, contribuendo
al rumore di fondo
con un calo di attenzione
e un certo affaticamento.

Comprende raucedine,
bruciore di gola,
voce strozzata e tosse
con rischi seri
di polipi e noduli
alle corde vocali.

Poi certe sordità
non sono uguali, tagliano
le alte frequenze, di più
le consonanti.

E le pareti dure e regolari
non fanno che peggiorare
l’acustica.

Dovremmo forse rivestirle
di coni di gomma
o coi cartoni delle uova.

Tutti ormai sapranno
suonare una chitarra
o il pianoforte.

Ma a volte mi sembra
di tornare indietro
e giocare a palla contro un muro
o nei parcheggi condominiali.
Il riverbero dei muri,
l’eco dei palloni.

Le sirene,
gli allarmi.


Inedito, da "L'amico di Wigner".

Close reading su Gatti e Alessia, di R.Piazza

Da Poiein:

Chiunque sia indifferente alla bellezza, all’eleganza, all’intelligenza, all’affetto di cui è capace un gatto, è povero come chi, passeggiando d’estate per una strada di campagna è cieco ai fiori e sordo al canto degli uccelli ed al ronzio degli insetti (E. Hamilton).


Ci si muove come gatti, si procede “con magiche movenze” per questi testi alla ricerca di un’esperienza o di una rivelazione. Nomi propri e numeri rimandano a un passato. Come se la giovinezza fosse un linguaggio lontano che lentamente diviene sempre più intellegibile come per il favore di una trasformazione interiore. Come se le voci da mute e sorde cominciassero a tornare vicine, confidenti. Trascuriamo spesso i tesori dell’infanzia e dell’adolescenza e poi, quando è troppo tardi, ci sentiamo all’improvviso pronti ad aprire lo scrigno della memoria. Ciò che viene fuori dalle “cassette della posta” è un apparente disordine che non può essere governato dalle leggi della fisica e che per questo appare come imprigionato dalle leggi, più lasche, dell’analogia (“nei sensi e nell‘anima“). Ecco allora che un ricordo, un desiderio, un sogno può sembrare “innocente e vicino”, addirittura familiare (“tra le cose di sempre“) eppure potrebbe farsi all’improvviso sempre più enigmatico (“le mail segrete“). Di una magica oscurità è l’attesa di un godimento futuro, l’inesperienza della vita che vorrebbe quel godimento infinito, quella vita illimitata. Gioco e lutto, amore e voglia di qualcosa di nuovo. Si cerca un’armonia degli opposti, si ragiona per gradi. Si misura l’amore, la felicità. Tutto è o potrebbe farsi l’indizio ultimo, un “presagio di fortuna”, l’ingrediente di un “incantesimo“. Il mare, anche solo “un tratto elementare”, un campo di grano, il cielo stellato, il tavolo del computer sono luoghi di uno spazio frammentato ma ancora ricostruibile perché come in un ologramma i singoli frammenti continuano a conservare le informazioni necessarie a ricostruire uno sguardo di insieme o così sembra (a partire da “l’adolescenza/che torna e sta infinitamente/negli occhi di tutti i gatti del mondo“). C’è sempre un gioco di specchi, occhi negli occhi. Anche a guardare i gatti allora, i loro occhi, potremmo scoprire chi siamo.

Giovanni Catalano






Gatti e Alessia


Prologo



Campo di grano con fiori

d’arancio: sono spuntati

sui rami del risveglio: viene

Red con magiche movenze

a bere nella vasca

della villa Boschetto

di fronte all’ All’Albergo

degli angeli: c’è Alessia

rosavestita tra le cose di sempre

e fa un grattino a Red:

natura a continuare

nell’adornata via serale

di stelle comete

del presagio di fortuna.



1

Serale incantesimo negli occhi

di Mela a tessere gioia negli

occhi di Alessia, azzurri più

di quel tratto elementare

di mare, occhi di ragazza

innocente e vicino c’è il mare

ed è il primo aprile

salsedine nei sensi e nell’anima:

trovo pace solo sugli scogli,

dice Alessia a Giovanni e vicino

giocano i ragazzi al tirassegno

e nerovestiti coltivano

la vita nella di fragola

piantina sui davanzali dell’adolescenza

che torna e sta infinitamente

negli occhi di tutti i gatti del mondo.



2

A poco a poco sera illune tra le tegole

a inazzurrare il mare di gioia

infinita con le cassette della posta

incielate e le mail segrete

da ricevere con cuore sul tavolo

del computer dove sale il gatto

Red, accolto da di Alessia il sorriso

ed è una felicità immensa in aprile

di armonia e i gradi dell’ amore

vanno bene.



3

Red a poco a poco costeggia i ricordi

della mente di Alessia

spoaragazza felice con il bambino

a 16 anni, Alessia rosavestita

per la vita ad aggettare in cose

nuove: i mattini prima della

felicità, i più tersi

detersi dal seme della brina.




Raffaele Piazza

domenica 22 agosto 2010

“Chernobylove” di F. Pellegrino



Chernobylove
Francesca Pellegrino

Kimerik, 2010
ISBN 978-88-643-8017-9

È strano come un vuoto
prenda l’esatta forma
del suo contenitore.
accade anche per l’acqua e la luce.
persino io
vado perfettamente addosso
alla pelle che mi contiene




Il 26 aprile del 1986, a causa di un esperimento avventato, esplode l’unità numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina. Si tratta del più grave incidente nucleare della storia. Con Chernobyl, i rischi del nucleare diventano di colpo una minaccia concreta dalle conseguenze drammatiche e tuttora poco conosciute. E proprio dal ricordo di questa catasfrofe prende nome l’ultimo lavoro di Francesca Pellegrino. Siamo di fronte ad una poesia della crisi o meglio una poesia che cerca di gestire come può, per tentativi, una crisi che è data per assodata, forse irreparabile. Venuta meno qualsiasi possibilità di corrispondenza simbolica tra uomo e natura, l’uomo di oggi si ritrova imprigionato in un rapporto metonimico che lo restituisce oggetto tra oggetti. Siamo schiavi dei beni di consumo che il progresso ci ha garantito, costantemente delusi dai surrogati di felicità che i tempi promettono (“In origine eravamo il vetro/dello stesso bicchiere/quello vuoto, messo/su un lato del tavolo/in mezzo alle cose inutili/che ci allontanano”). Non è più praticabile una distinzione tra contenuto e contenitore, tra forma e sostanza. Del resto, la metonimia è una figura psicanaliticamente interessante perchè palesa il divario che si apre fra il senso apparente e il senso rimosso, il significato che era sprofondato sotto il sintomo nevrotico, sotto il significante metaforico. Il giorno dopo la catastrofe è il giorno in cui riconosciamo di far parte di un sistema di disequazioni. Il giorno in cui ricordiamo d’essere stati una musica bellissima anche se adesso siamo corde di una chitarra che nessuno sa più accordare. Cosa fare? Il quotidiano è il terreno da scavare con le unghie, la pietra arida in cui coltivare l’illusione di un amore, l’illusione di poter ricordare e dimenticare ciò che siamo (“Ho mille anni di guerra/da dimenticare, perdonando/(dentro)/un giardino che ha sempre/fatto fiori finti”). La testa, il cuore, è una terra evacuata, abbandonata dai più fortunati perchè contaminata dalle scorie del giorno prima (“e fu la sola pietra/della mia casa”). Tra specchio e sipario, “l’amore è un luogo/sempre altrove”. Non c’è ostentazione di un coraggio eroico, anzi quel che resta di un istinto di sopravvivenza spingerebbe a fuggire la realtà ma ogni strada riporta indietro alle cose vissute, agli oggetti usati, agli slogan pubblicitari, alle maschere, ai trucchi, alle Barbie (“Il giorno dopo il vento/ho tentato una fuga/ero in una stazione, nel mondo/straniera degli altri/e con la religione del silenzio/nel cuore./Essere altrove era come restare/e sono tornata”).

Giovanni Catalano

sabato 21 agosto 2010

"Città biografiche" di L. Mazziotta

Città biografiche
Luciano Mazziotta

Zona, 2009
ISBN 978-88-609-6532-5

“Pensa se fosse così la città,
se ci fossero le auto ferme
ai semafori, e se allo stop
bloccassero i cerchi in lega
e facessero un cenno con
gli abbaglianti. Se gli abitanti
abitassero, se sui muri ci
fossero luci e pubblicità [...]“



Il tema della città è stato sviluppato molto spesso e da molti punti di vista nella storia della letteratura ma è soprattutto coi futuristi che la polis diventa l’icona di una modernità travolgente. Del resto, a leggere Luciano Mazziotta, ritroviamo il divertimento delle rime interne, l’ironia con cui Palazzeschi si oppose ai falsi miti della velocità e del progresso (“Il volo è un low cost qualunque”, “rivive in chat da nickname:/Lazzaro”). Ma ritroviamo anche Majakovskij, la sua tragica fiducia in un futuro tecnologico capace di governare una società globalizzata con l’utopia di poter salvaguardare l’identità culturale del singolo individuo. Se le città (Berlino, Roma, Amburgo, Gerusalemme,…), siano esse un luogo di nascita e lunghi vissuti oppure mete di un “viaggio precario”, rappresentano più modernamente quello che i fiumi hanno rappresentato per Ungaretti. Una carta d’identità. Non solo memorie ma segni apparentemente indecifrabili attraverso i quali l’uomo potrebbe riconoscersi e migliorarsi. Come se le città fossero l’unità di misura di un modo di essere, di stare al mondo. Ed è per questa ragione che l’ambientazione urbana fornisce la possibilità di andare oltre l’esperienza privata – la sua descrizione storica – per farsi poesia socio-politica, poesia militante, poesia a tutti gli effetti civile. Poesia che, per tradizione, si rivolge al proprio pubblico con una seconda persona singolare, perchè spera di poter dare valore all’esperienza della prossimità e pertanto esorta l’interlocutore a muoversi ed entrare in contatto, lo invita ad agire con coscienza in una collettività, per il bene della collettività. “Io dico Tu a tutti quelli che si amano”, scriveva Prevert. Ma come comunicare? Come abbattere i muri? Come costruire nuovi ponti? Le città sono luogo di uno scontro anche linguistico (“sai che nessuno ti ascolta”). Come nei film di Wenders, la città è linguaggio, un linguaggio che si definisce per contrasti. Così nel corso di questo libro, tra quotidianità e retorica, possiamo imbatterci tanto nei tic di un certo sperimentalismo alla Sanguineti quanto in un piglio più diretto e colloquiale, alla Giovanni Giudici. In ogni caso, nonostante ogni sforzo, la città, come ci ha insegnato Calvino, è un linguaggio che continuamente rischia di sfuggire alla nostra interpretazione per trasformarsi in segno autoreferenziale. Non è una semplice metafora. In un clima di totale disorientamento percettivo, il fascino della città sta nel confine tra la realtà e la possibilità di “incontrarci e viverci confusi, disillusi/come due malati stanchi di curarsi,/nell’incertezza del proprio avvenire,/pur certi di quello che ci dovremo dire”. Ed è un confine che muta, che non è mai netto. Scrive Baudelaire: “La forme di une ville change plus vite che le coer d’un mortal!”. Non ci resta che rimetterci in viaggio, allora, anche se il viaggio somiglierà ad una sorta di impossibile inseguimento per chi è “troppo presente per essere futuro”.

Giovanni Catalano

sabato 14 agosto 2010

"Hanno amore" di G. Chierici



Hanno amore
Gianluca Chierici

Collana Babele Suite
Perdisa Pop, 2010
ISBN 978-88-837-2498-5

In libreria dal 15 settembre.



"Se i disegni non erano proprio come i miei sogni, era perchè la mano che li aveva eseguiti non poteva riprodurli esattamente, ma una cosa era chiara, vedevamo gli stessi luoghi."

I luoghi dell'infanzia, età dell'incoscienza per antonomasia, sono il problema da risolvere, l'enigma di un giallo che si tinge di nero. Ma non solo. Impariamo che fede e disperazione si assomigliano in questa moderna versione pop del mito di Diana e Atteone. Se è soprattutto Diana la figura rivelatrice di un doppio filo che lega amore e morte. Già la radice del nome si trova nel termine latino "dius" che richiama la luce del giorno eppure Diana è dea notturna. Tanto che, identificata nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto di culto nella stregoneria italiana. Streghe e macabri omicidi, boschi sperduti e inquietanti cliniche, fanno da sfondo alla solitudine di due bambini. Il mistero legato alla scomparsa dei genitori, l'intermittenza di ricordi di cui dubitare, presenze oscure e allucinazioni. Vorremmo fuggire ma non riusciamo a muovere nemmeno un muscolo, vorremmo gridare ma la voce non esce. Un labirinto di simboli indecifrabili. Come in un sogno si assiste ad un ampliamento, ad una dilatazione del tempo e dello spazio, ad uno spostamento dei ruoli, ad un continuo scambio di nomi e persone e tutto senza che la scena per quanto surreale manchi mai di logica. Almeno fino a quando il sogno finisce, quando scopriamo di sognare. Se è dalla fine delle cose che spesso giudichiamo le cose stesse. Ci voltiamo indietro e guardiamo in retrospettiva le cose che sono cambiate come se non fossero mai state come le credevamo. Se un amore è finito vuol dire che non era un vero amore, potrebbe essere questo l'errore. Come a dire che tutto il senso potrebbe stare nella spiegazione. Non la spiegazione, l'unica possibile, ma ciò di cui di volta in volta sapremo accontentarci quando non troveremo nessun'altra spiegazione. Ammettere che "in fondo all'uomo c'è una donna, e in fondo alla donna c'è un uomo", per esempio. Ammettere che l'amore è un sogno e, per una volta, rinunciare a chiederci chi è nel sogno di chi.



Giovanni Catalano