Detto tra noi, c’è questo di buono.
Che la gente attaccata alla terra
prima di partire si ricorda di lasciare
le chiavi dai vicini, per dare un occhio ai cani,
l’acqua alle piante.
Che qui non ci sono strade ma solo ipotesi
di strade e - se va bene - l’idea
che questa terra sia l’inizio o la fine di qualcosa.
La possibilità che - quando torniamo - questo posto
non sia cambiato affatto, gli amici forse.
Ci aspettano alla porta quasi fossero i guardiani
di un’altra vita in cui avremmo potuto rimanere qui
e sdraiarci sull’erba o salire sui tetti.
Come hai potuto pensare che dipendesse dal tempo
che dedichiamo alle cose. Che dipendesse dal viaggio.
Se non c’è un orizzonte, se nulla si muove.
Gli amici forse, che disegnano col gesso
per terra o che saltano una corda.
Mi piace vederla così. Che passeggiando per il quartiere
poco dopo il mercato possiamo ancora calpestare
una qualche verità e fare un passo indietro,
senza farci caso.