Quando dei volti amati
si perderanno i tratti e resteranno
le stanze senza musica
o nella polvere delle mansarde
le borse di pelle
piene di carte di giornale
accartocciate,
i due cappelli di lana,
un vecchio abete artificiale.
Le lenzuola di flanella.
Non sarà facile.
Già adesso pensa
a quando torniamo in auto
dall’aeroporto di Punta Raisi
e all’altezza di Capaci
smettiamo all’improvviso
di chiamare le cose
coi loro nomi
osserviamo i lunghi monumenti,
le gallerie, i guardrail.
Con il tramonto negli occhi,
gli occhiali scuri.
Che la memoria è una nuvola
che passa e ci nasconde.
L’odore che non dura
della macchina nuova,
questo paesaggio
che fa di me un bugiardo.
Allora penso ai morti.
Che la mia morte
sarà comunque diversa
o che siamo felici
e anche per questo
non possiamo essere felici.
Perché lo so, vediamo
che è un giorno buono.
Siamo qui
ma sono io, sei tu
e oggi, domani dico
non avremo giorni migliori.
Nemmeno noi
che di questa vita
abbiamo amato gli angoli
e nella notte gli altri
poco prima di svegliarsi.
Persino noi,
la stessa distanza.
Piegati in due
a far combaciare i lembi
tra l’indice e il pollice
e un passo contro l’altro,
in due, in quattro, in otto.
Da L'amico di Wigner (Lampi di Stampa, Collana Festival, 2011).
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