venerdì 16 marzo 2012

La rivolta dei lenzuoli

Quando dei volti amati
si perderanno i tratti e resteranno
le stanze senza musica

o nella polvere delle mansarde
le borse di pelle
piene di carte di giornale
accartocciate,
i due cappelli di lana,
un vecchio abete artificiale.
Le lenzuola di flanella.

Non sarà facile.

Già adesso pensa
a quando torniamo in auto
dall’aeroporto di Punta Raisi
e all’altezza di Capaci
smettiamo all’improvviso
di chiamare le cose
coi loro nomi

osserviamo i lunghi monumenti,
le gallerie, i guardrail.

Con il tramonto negli occhi,
gli occhiali scuri.

Che la memoria è una nuvola
che passa e ci nasconde.

L’odore che non dura
della macchina nuova,
questo paesaggio
che fa di me un bugiardo.

Allora penso ai morti.

Che la mia morte
sarà comunque diversa
o che siamo felici
e anche per questo
non possiamo essere felici.

Perché lo so, vediamo
che è un giorno buono.

Siamo qui
ma sono io, sei tu
e oggi, domani dico
non avremo giorni migliori.

Nemmeno noi
che di questa vita
abbiamo amato gli angoli
e nella notte gli altri
poco prima di svegliarsi.

Persino noi,
la stessa distanza.

Piegati in due
a far combaciare i lembi
tra l’indice e il pollice

e un passo contro l’altro,
in due, in quattro, in otto.



Da L'amico di Wigner (Lampi di Stampa, Collana Festival, 2011).

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